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Greenwashing o Green New Deal: quale screening per una armoniosa transizione sostenibile.

La ventitreesima sessione di La Tavola delle Imprese è stata dedicata al rapporto tra la pratica del greenwashing ed il più importante programma europeo, il Green New Deal.

Si è tenuto venerdì 25 novembre una nuova sessione del format innovativo di JMI, curato da Netcoa e LICI, “La Tavola delle Imprese”, appuntamento mensile per il mondo accademico, della ricerca e della cultura, delle startup, delle imprese, degli enti locali.

Hanno partecipato a questa 23° edizione, secondo il modello di open innovation ideato, rappresentanti di alcune startup innovative associate alla Netcoa, scelte sul territorio italiano  secondo un principio geoeconomico che offre una visione più completa della tematica a livello nazionale: Veronica Nino, sales e communication della azienda piemontese Ricehouse; Nicolas Lorenzo Zeoli, Ceo della startup innovativa toscana Ganiga Innovation; Mattia Dallapiccola, Ceo della realtà del Trentino Alpinvision; Giacomo Alberini, Ceo della startup Treebù di Verona.

Il tema dei lavori “Greenwashing o Green New Deal: quale screening per una armoniosa transizione sostenibile” è stato introdotto dal Vice Presidente dell’Associazione Netcoa, che rappresenta le imprese e startup innovative, Raffaello Dinacci, che ha posto l’accento sull’argomento di questa sessione, particolarmente sentito in ambito istituzionale ed imprenditoriale ma anche da parte dei consumatori, sempre più attenti e sensibili alla tematica della responsabilità ambientale.

Sono state scelte realtà innovative che hanno avviato la realizzazione di progetti di ricerca, sviluppo ed innovazione in piena sintonia con le finalità di transizione ecologica e circolare del Green New Deal.

Con questo importante ed ambizioso programma, l’Europa ha avviato una serie di iniziative che la porteranno ad essere entro il 2050 il primo continente totalmente sostenibile garantendo, attraverso significativi investimenti, che: non siano più generate emissioni nette di gas a effetto serra; la crescita economica sia dissociata dall’uso delle risorse; nessuna persona e nessun luogo siano trascurati.

La Commissione europea ha adottato, infatti, una serie di proposte per trasformare le politiche dell’UE in materia di clima, energia, trasporti e fiscalità in modo da ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, al fine di accrescere il benessere e migliorare la salute dei cittadini e delle generazioni future.

Il monito lanciato da questa Tavola delle Imprese vuole essere quello di sollecitare azioni più incisive, integrate ed efficaci per raggiungere i target strategici nazionali ed europei su clima e biodiversità, affrontando le sfide globali attraverso le soluzioni basate sulla natura, l’uso consapevole delle risorse ed il ricorso alla finanza etica che favorisce lo sviluppo sostenibile e l’economia solidale.

Per creare una transizione sostenibile reale è opportuno che le aziende si impegnino a rivoluzionare ogni aspetto della produzione in funzione di un reale riscontro ecologico, rivoluzionando così tutti gli aspetti che riguardano il ciclo di vita dei loro prodotti: il monitoraggio e l’analisi del ciclo, la catena di produzione, gli imballaggi, le emissioni, la comunicazione e la strategia aziendale stessa.

In conclusione, la regolamentazione ambientale deve essere integrata da un quadro finanziario sostenibile che convogli i finanziamenti verso investimenti che riducano l’esposizione ai rischi climatici e ambientali, evidenzia ancora il dott. Dinacci che anticipa la vision delle aziende partecipanti chiamate a trasferire le proprie conoscenze e competenze per offrire vere progettualità green in contrasto al fenomeno del greenwashing.

Il primo intervento è stato quello di Veronica Nino, sales and communication della Ricehouse, azienda nata nel 2016 dall’attività di ricerca della founder, l’architetto Tiziana Monterisi, di trovare alternative possibili per costruire una realtà  non impattante a livello di ambiente e persone attraverso l’utilizzo di risorse non estrattive. A tale scopo si sono approfondite le potenzialità derivanti dal sottoprodotto della filiera risicola per costruire materiali edili, in un settore che risulta essere tra i più inquinanti a livello mondiale.

Attraverso la lavorazione degli scarti della filiera risicola è possibile raggiunge standard di efficienza energetica, utilizzando qualcosa già presente in natura ed evitando di impattare sull’ambiente.

Il progetto della Ricehouse genera una nuova forma di economia circolare consapevole che non comporta l’estrazione di risorse primarie ed il consumo del suolo.

Inoltre, la Ricehouse ha scelto di diventare società benefit, impegnandosi a formalizzare il proprio contributo alla prosperità ambientale, sociale ed economica a lungo termine, comunicando i propri obiettivi in maniera trasparente ai propri stakeholder, sempre più interessati a lavorare con imprese socialmente responsabili.

Come affermato dalla stessa dott.ssa Nino, per non cadere nella pratica del greenwashing, la Ricehouse ha compiuto scelte ponderate per crescere ed ha creato una propria autorevolezza, anche attraverso l’individuazione di collaborazioni valide per raggiungere il proprio obiettivo aziendale, atteso che come si evince dagli obiettivi della programmazione del Green New Deal, l’efficientamento e la riqualificazione dei fabbricati, siano essi residenziali o non, sono una significativa componente per l’abbattimento della Co2.

Inoltre, la logica dell’economia circolare dello scarto non scaro e della metodologia costruttiva della Ricehouse, contribuisce maggiormente al processo del miglioramento della qualità della vita; fattore questo già richiamato nei principi – goals di Agenda 2030.

Il dott. Dinacci sottolinea come la Ricehouse abbia creato un sano modello di impatto sulla società, promuovendo un cambiamento realmente perseguibile; obiettivo questo che il L.I.C.I. promuove all’interno del suo ecosistema e dei modelli che, attraverso i suoi partner, delinea per orientare e valorizzare le expertise e le competenze unitamente al mondo accademico e stakeholder.

La testimonianza susseguitasi di Nicolas Lorenzo Zeoli, Ceo della startup innovativa di Pisa, Ganiga Innovation, sottolinea l’importanza di valutare l’impatto che una corretta gestione dei rifiuti urbani può avere sul territorio, attraverso un sistema di tracciamento sempre più ottimizzato e sostenibile per l’ambiente.

La startup ha brevettato e inventato un cestino smart che comunica col cittadino, oltre a differenziare in automatico i suoi rifiuti e creare grazie all’intelligenza artificiale statistiche e dati,

permettendo l’avviso e la pianificazione di un percorso ottimizzato di svuotamento dei cestini. Così facendo vengono ridotti i costi del personale impiegato, oltre a diminuire l’inquinamento richiesto per la raccolta. L’intelligenza artificiale permette quindi la riduzione di costi sub-ottimizzati, oltre a migliorare la qualità della raccolta differenziata che si traduce in importanti incentivi e premi, utilizzabili per recuperare l’investimento iniziale.

Ganiga non si rivolge soltanto ai consumatori. “Un’azienda che si dota del nostro cestino paga molto meno la spazzatura, perché ha una differenziata di maggiore qualità”, afferma Zeoli. Altri interlocutori sono i comuni. “Oggi gli operatori compiono un giro prestabilito e non sanno quali cestini sono pieni e quali no”, dice ancora Zeoli. “Con il nostro servizio si evitano i cestini stracolmi e si limitano i viaggi degli automezzi al minimo indispensabile. Si tagliano così i costi della pulizia stradale, il traffico e l’inquinamento”.

Come affermato dal dott. Dinacci, Ganiga ha brevettato un prodotto di grande valenza tecnologica dal forte impatto sociale.

Aspetti questi che si configurano in quel percorso di orientamento e di accelerazione che la Netcoa ed il Lici evoluzione e cambiamento associativo quotidianamente affrontano, tra l’altro, all’interno del programma S.I.S. – Sistema Invitalia Startup – Invitalia, di cui l’Associazione è partner. sviluppando diverse iniziative a sostegno di una transizione digitale ed ecologica consapevole che misura l’impatto sulla società.

Qui si inserisce l’intervento di Mattia Dallapiccola, Ceo della startup trentina Alpinvision che mira a promuovere lo sviluppo sostenibile nelle aree montane e rurali attraverso una piattaforma web che supporta i comuni, piccole e medie imprese e i cittadini negli ambiti delle Comunità Energetiche Rinnovabili, della sostenibilità e dell’innovazione.

“Crediamo che lo sviluppo sostenibile sia fondamentale per contrastare i cambiamenti climatici, favorire la crescita economica e incentivare lo sviluppo di comunità” afferma l’ing. Dallapiccola.

L’obiettivo è aiutare gli attori delle piccole comunità ad adottare un modello di sviluppo sostenibile: cittadini, attività commerciali, pubbliche amministrazioni locali e piccole/medie imprese uniscono le proprie forze con l’obiettivo di produrre, scambiare e consumare energia da fonti rinnovabili su scala locale.

Il dott. Dinacci, supportando la testimonianza della Alpinvision, pone luce su tale aspetto: le comunità energetiche, che sono vantaggiose dal punto di vista economico ed ambientale, stanno crescendo in Italia – ben 59 le nuove censite tra giugno 2021 e maggio 2022 secondo il rapporto Comunità Rinnovabili 2022 di Legambiente – ed hanno un ruolo particolarmente strategico per un futuro energetico sempre più sostenibile e sicuro, ma mancano ancora alcuni degli aspetti applicativi per l’avvio del nuovo regime delle comunità energetiche e delle collettività di autoconsumatori.

Altro significativo intervento volto ad evidenziare il bisogno primario di sviluppare politiche di territorio, recuperare le materie prime ed utilizzare razionalmente le risorse naturali, è quello di Giacomo Alberini, ceo di Treebù, startup innovativa veneta che si occupa di piantumazione in Italia della Paulownia.

La Paulownia è un albero che cresce velocemente, assorbe fino a 10 volte più Co2 di ogni altra pianta ed è in grado di produrre legname di qualità in abbondanza e in maniera sostenibile.
“Una specie di miracolo arboreo che vogliamo trasformare in un’opportunità non solo per l’ambiente, ma anche per le aziende del territorio” dichiara l’ing Alberini. Con la Paulownia gli ambienti trattati a verde si rinnovano velocemente nel rispetto dell’habitat senza necessità di interventi di ripiantumazione, immettendo, altresì, il suo prodotto nel processo di economia circolare.

L’obiettivo è duplice: ridurre e compensare le emissioni e sviluppare una filiera del legname sostenibile, a basso impatto e completamente Made in Italy. Per fare questo la startup coinvolge le aziende in percorsi di sostenibilità legati all’adozione dei propri alberi, contribuendo alle politiche di riduzione dell’impatto e di miglioramento del posizionamento green delle aziende clienti e dimostrando che è possibile conciliare la sostenibilità ambientale con il profitto economico, pesando il meno possibile sul pianeta.

Tra i partecipanti si è costituito un vivo dibattito sfociato in interessanti momenti di contaminazione tra le giovani startup intervenute che hanno riscontrato dei comuni pilastri di riferimento nei loro modelli imprenditoriali tali da costituire future possibili interazioni.

Si è giunti alla riflessione condivisa che per evitare il greenwashing è necessario che l’azienda e persegua con spirito critico scelte consapevoli, dal minore impatto possibile, misurabili, dal forte valore etico ma allo stesso tempo economicamente interessanti.

Come affermato dal dott. Dinacci, il modello che, quindi, deve affermarsi è un modello di economia ambientale che si fondi su un team qualificato che crei asset di valore, valorizzi non solo il profitto ma la conoscenza e lo studio del territorio, delle risorse e delle sue comunità, con un approccio formativo – culturale di attenzione e considerazione dell’intero ecosistema e delle biodiversità che in esso ne prendono parte.

Ringraziamenti

Richiamandosi all’attività del L.I.C.I. , nell’ottica di condivisione ed integrazione del sapere,  il Vice Presidente Dinacci ha concluso i lavori, rappresentando che tali finalità sono perseguite dall’Associazione quale generatore culturale che promuove nuove iniziative tra gli associati intervenendo nell’orientamento, nella programmazione e nella coprogettazione, con i  suoi partner,  attraverso metodologie proprie ed il proprio ecosistema, per un processo di accelerazione, valorizzando le iniziative con gli stakeholders, il mondo accademico ed i soggetti pubblici. Si è altresì soffermato sui principali strumenti proposti da Invitalia di cui la Netcoa è partner – S.I.S. Sistema Invitalia Startup.

Ringraziando i partecipanti, li ha invitati a mantenere sempre più vivi i contatti con l’Associazione.