In crescita l’equity crowdfunding in Italia.

In crescita l’equity crowdfunding in Italia.

Il mercato dell’equity crowdfunding è in crescita, dimostrando le potenzialità di questo canale di finanziamento per Startup e PMI.

Il 2019 è iniziato nel modo migliore per il mercato dell’equity crowdfunding italiano: durante il primo trimestre, Crowdfunding Buzz segnala una raccolta sulle varie piattaforme pari a 13,5 milioni di euro, contro i 10 mln dell’ultimo trimestre 2018.

L’equity crowdfunding è una forma di investimento che consente alla “folla” di investitori (crowd) di finanziare startup innovative e piccole e medie imprese (sia innovative sia non) attraverso portali online autorizzati, erogando un contributo finanziario in cambio di quote societarie delle stesse imprese (equity).

Un settore che rappresenta un’opportunità per Startup e PMI, avendo come caratteristica peculiare quella di essere un sistema democratico e meritocratico: se il progetto è buono, gli investitori arrivano.

Equity crowdfunding: le procedure

♦ Valutare la validità della startup nella quale si investe

Chiunque può investire attraverso l’equity crowdfunding, ma naturalmente è bene che faccia una valutazione a priori della società alla quale è interessato: deve giudicare se il modello di business funziona, se è ripetibile e scalabile, se il team è unito e motivato e altri elementi che una giovane impresa innovativa è tenuta a possedere.

♦ Rivolgersi a un portale autorizzato

Investire in aziende attraverso l’equity crowdfunding significa puntare su imprese che si ritiene abbiano il potenziale per crescere e imporsi sui mercati. Si investono soldi in cambio di una parte delle quote del loro capitale, il che significa diventarne soci.

L’investitore può rivolgersi a un portale di intermediazione autorizzato. Sono tutti registrati nel sito della Consob, l’autorità di vigilanza sulla Borsa. L’investitore deve iscriversi al portale: i suoi dati serviranno anche per avere il denaro indietro in caso di mancato raggiungimento del target.

♦ Valutare le offerte sul portale

L’investitore, navigando nel portale, ha modo di visionare tutte le campagne in corso promosse da quel portale e può decidere quale intende finanziare. Può dunque avere già in mente la startup sulla quale investire oppure può sceglierne una che appare sul sito. Vale sempre la regola sopra citata: informarsi bene prima. Per ogni campagna vengono forniti sul portale informazioni e dati: la descrizione delle attività della startup o pmi, i traguardi raggiunti, i traguardi che si prefigge e come intende utilizzare il finanziamento che vuole ottenere.

♦ Verificare se si è idonei all’investimento

Il portale provvederà a fornire all’investitore tutta la documentazione utile. L’investitore dovrà compilare l’anagrafica e leggere i documenti informativi. Il compito del portale è avvertire l’investitore se ha i requisiti necessari per poter effettuare un investimento che prevede un rischio elevato. Tutti i portali sono tenuti a effettuare questa verifica.

♦ Procedere con l’investimento

A quel punto, se risultato idoneo, l’investitore riceverà tutte le istruzioni dai gestori del portale per poter procedere all’investimento.

Le migliori piattaforme di Equity crowdfunding

Nel 2018 l’equity crowdfunding è definitivamente decollato in Italia. Le piattaforme autorizzate da Consob hanno infatti conseguito risultati di raccolta tali da renderle finalmente paragonabili alle loro omologhe degli altri Paesi europei, grazie a un incremento di più di 3 volte rispetto alla raccolta del 2017 e di più del doppio rispetto al numero di campagne chiuse con successo.

La raccolta complessiva ha superato i 36 milioni (11,7 nel 2017) e le società finanziate sono state 114 (50 nel 2017). Triplicato anche il numero degli investitori, passati dai circa 3.300 del 2017 ai quasi 9.500 del 2018, a dimostrazione che questa forma alternativa di investimento è sempre più conosciuta e apprezzata dagli investitori italiani.

Le prime 3 piattaforme per raccolta (MamacrowdCrowdfundme e Walliance) hanno contribuito per il 70% della raccolta complessiva. Ma due delle altre sette che hanno chiuso campagne con successo, hanno raccolto più di 2 milioni (Opstart e 200 Crowd) e altre 3 hanno raggiunto o superato il milione (BacktoWork24Starsup e WeAreStarting).

Equity crowdfunding per PMI

Dallo scorso gennaio l’equity crowdfunding vede l’importante novità dell’apertura del mercato a tutte le pmi, non solo alle startup ed alle pmi innovative.

Inizialmente la norma prevedeva che questa modalità di raccolta fondi fosse destinata esclusivamente alle startup, ma negli anni è emersa la necessità di estenderla in prima istanza alle pmi innovative e successivamente a tutte le piccole e medie imprese.

In Italia le pmi, ovvero le imprese con meno di 250 dipendenti, sono circa 760mila (il 76% del totale delle imprese, pari a 996mila) e crescono del +5,6% in media all’anno (Dati MarketWatch PMI, Banc Ifis Impresa). La platea degli investitori in equity crowdfunding è dunque potenzialmente molto ampia.

Vantaggi e svantaggi dell’equity crowdfunding

Il vantaggio sicuramente più evidente è quello di aprirsi un sistema di finanziamento innovativo e “democratico”.

L’esito della raccolta dipende solo dalla valutazione sulla qualità del proprio business plan (e non da fattori collaterali come il network di conoscenze o zona di provenienza, almeno in teoria).

Una via di uscita interessante per le Pmi che non riescono a ottenere credito dal sistema bancario, ma anche un’alternativa al mercato – carente – dei venture capitalists attivi in Italia.

Più che di svantaggi, si può parlare di rischi. Soprattutto dal lato degli investitori. Il primo è la possibilità di perdere soldi quando l’azienda finanziata non riesce a ottenere i risultati sperati. Ad oggi sono 133 le startup che hanno avviato una campagna online per incassare risorse. Non è dato sapere quante siano rimaste in piedi o abbiano messo davvero a frutto risultati capaci di ripagare i propri investitori. In secondo luogo, bisogna considerare che la Consob vigila sulle piattaforme in sé e non sulle informazioni pubblicate dalle aziende.

 

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